Parlamento, la fatidica data si avvicina e con essa le elezioni anticipate

Parlamento, la fatidica data si avvicina e con essa le elezioni anticipate
di Ninni Raimondi

La senatrice dell’Udc Paola Binetti ha spiegato “candidamente” perché difficilmente si andrà a votare prima della fine del prossimo anno.

A cosa si riferiva? presto detto.
Si va sempre più verso il ’No’ al voto prima del 2023 perché al di là delle dichiarazioni ufficiali, con il taglio del numero dei parlamentari pochi potranno sperare di essere ancora eletti.
A questo si aggiunge il pragmatismo della pensione che scatta dopo 4 anni, 6 mesi e un giorno, quindi a fine legislatura. Ogni parlamentare ha versato circa 50 mila euro di contributi che, in caso di voto anticipato, andrebbero persi.

Quando matureranno, però, per i parlamentari i famosi 4 anni 6 mesi e un giorno?
E perché quella data potrebbe coincidere con l’avvio del processo verso le elezioni anticipate?

Dal 2012, l’assegno vitalizio che spettava ai parlamentari al termine del loro mandato è stato sostituito con un trattamento pensionistico simile a quello previsto per gli altri lavoratori.
Il trattamento però non è identico.
Una peculiarità è che per avere accesso alla pensione è necessario essere stato in carica per almeno 4 anni, 6 mesi e un giorno.
Questo implica che i neoeletti della XVIII legislatura (a inizio legislatura) non avrebbero diritto alla pensione parlamentare se le Camere venissero sciolte prima del 24 settembre 2022.
In questa categoria rientrano il 68 per cento dei deputati e il 73 per cento dei senatori”.

Nel caso questo periodo minimo di 4 anni, sei mesi e un giorno non venga raggiunto, i contributi sociali pagati dai parlamentari sono persi completamente.
Questo sistema è punitivo rispetto a quello spettante agli altri cittadini, i cui contributi di norma non vengono persi in presenza di un cambiamento di attività. Ma per i parlamentari resta il vantaggio per cui non si applica il vincolo di contribuzione ventennale che è invece necessario per gli altri cittadini per ricevere la pensione all’età di pensionamento.
Per un deputato che arrivasse a quattro anni e sei mesi di mandato, i contributi versati sarebbero di circa 50mila euro.

Alla Camera sono 427 (68%) i deputati neoeletti che avrebbero un interesse a veder durare la legislatura oltre il 24 settembre 2022.
Il gruppo parlamentare con la maggior percentuale di neoeletti è la Lega: 123 su un totale di 133 deputati (92 per cento).
A pari merito Coraggio Italia con 22 neoeletti su 24, seguiti dal gruppo parlamentare di Fratelli d’Italia con una percentuale dell’89 per cento (33 neoeletti su 37 deputati).
Al Senato sono 234 (73%) i parlamentari che perderebbero i contributi versati nel caso la legislatura finisse prima del termine minimo.

La conclusione è che l’incentivo economico a evitare uno scioglimento del Parlamento prima del 24 settembre è quindi elevato.
Dopo il 24 settembre, però, è tana libera tutti.

Semplice, no?