Super green pass, il dietrofront di Salvini “accerchiato” da governatori e Draghi

Super green pass, il dietrofront di Salvini “accerchiato” da governatori e Draghi
di Ninni Raimondi

Salvini “accerchiato” dai suoi governatori e da Draghi alla fine ha ceduto: il super green pass con le restrizioni per i non vaccinati fin dalla zona bianca è stato approvato all’unanimità, Lega compresa. Ieri però non è stata una passeggiata, varare il nuovo decreto in Consiglio dei ministri. Anzi. Secondo quanto riferito da fonti governative, ci sono stati vari scontri. Uno su tutti, appunto, quello causato dallo strappo della Lega, che inizialmente non voleva restrizioni per i non vaccinati fin dalla zona bianca, ossia in una situazione normale come quella attuale sul fronte dei contagi e dei ricoveri. Ma anche la Lamorgese, a cui Draghi ha rifilato la brutta gatta da pelare dei controlli sul green pass, si è lamentata di avere scarsi uomini e mezzi. Insomma, la nuova durissima stretta contro i non vaccinati è costata ore di trattative.

Super green pass, scontro Giorgetti-Gelmini in Cdm
A quanto pare, la Lega si è impuntata sulle regole per la zona bianca e non voleva partecipare al Cdm. Poi durante la riunione a Palazzo Chigi lo scontro, con il ministro dello Sviluppo economico Giorgetti che dice che alla Lega “le restrizioni in zona bianca non piacciono”. Pronta la replica del ministro per gli Affari regionali Gelmini, che fa presente che “le regole andavano bene anche ai tuoi governatori”. Al vertice governo-regioni infatti si era trovata la quadra sulle restrizioni (chieste anche dai governatori leghisti). Alla fine dunque la Lega ha ceduto su tutta la linea. Non a caso, nella conferenza stampa post Cdm, Draghi ha chiarito che “non ci sono stati sforzi di convinzione”. La necessità di una stretta per “salvare il Natale” è stata “espressa in primo luogo dalle regioni e dal presidente della Conferenza Fedriga. La domanda non è cosa faremo se si porranno le condizioni per chiudere, ma cosa dobbiamo fare per non chiudere, per non arrivarci”, ha sottolineato il premier.

Fedriga convince Salvini, accerchiato dai suoi governatori
Nella giornata di ieri è stato fondamentale il ruolo di “ricucitore” del governatore del Friuli Venezia Giulia, che ha fatto sì che alla fine Salvini cedesse sulle nuove restrizioni. Infatti lo stesso Draghi ha sottolineato il “ruolo dei governatori delle regioni, con cui abbiamo avuto un’interlocuzione proficua e per questo ringrazio il presidente Fedriga”. Più in generale va detto – come ha riconosciuto lo stesso premier – che alla fine è passata la linea dura chiesta in questi ultimi giorni proprio dalle regioni. In sostanza, i governatori chiedevano che in caso di passaggio delle regioni in zona gialla o arancione non ci fossero chiusure ma solo restrizioni per i non vaccinati. E sono stati pienamente accontentati.

Draghi: “La prospettiva l’hanno data i governatori, evitare di chiudere”
Draghi lo ha confermato in conferenza stampa: “La prospettiva l’hanno data i governatori ed è convincente, ossia evitare di chiudere”. Altri hanno sottolineato che il giro di vite sui non vaccinati è per il bene di tutti (a parte loro, ovviamente). “Limitare la libertà di alcuni per garantire la libertà di tutti”, è il refrain di queste ore. Unito a quel “dobbiamo salvare il Natale”, versione 2021, che dà l’immagine plastica di una emergenza infinita, al di là dello stato attuale della pandemia.

Controlli sul green pass anche sui mezzi pubblici, la gatta da pelare della Lamorgese
La gatta da pelare per il ministro dell’Interno poi dà il polso di come l’esecutivo navighi a vista.
Dopo che nei giorni scorsi erano giustamente emerse perplessità circa imporre il green pass per salire a bordo dei mezzi pubblici, ora la Lamorgese dovrà organizzarsi per fare i controlli sul trasporto pubblico locale. “Non abbiamo mezzi e uomini sufficienti”, fa presente la titolare del Viminale in Cdm. “Non posso sentire argomenti del genere, i controlli vanno garantiti e spetta all’Interno farlo“, taglia corto il premier. Inutile dire che i controlli del green pass ottenuto con tampone per chi prende bus e metro genereranno un caos infernale. Anche se – come è normale aspettarsi – saranno a campione (sempre perché il Viminale non dispone di mezzi e uomini adeguati). I sindacati dal canto loro già lanciano l’allarme: “Non bisogna penalizzare i tempi del servizio”.