Non vaccinati sono contro il Vangelo: la sparata dei vescovi della Cei

Non vaccinati sono contro il Vangelo: la sparata dei vescovi della Cei
di Ninni Raimondi

Non vaccinati contro il Vangelo. Abbreviato “No Vax” che sa più di “negazionista”, ovviamente. Lo affermano i vescovi della Conferenza episcopale italiana in una nota, pubblica da Adnkronos. Non bastavano le trattative per entrare a messa con il green pass, adesso anche le inoculazioni rappresentano la tipica condotta del buon cristiano, a quanto pare.

Non vaccinati contro il Vangelo
Non c’è molto da intepretare, del messaggio della Cei per la 44esima Giornata Nazionale per la Vita: “Non sono mancate manifestazioni di egoismo, indifferenza e irresponsabilità, caratterizzate spesso da una malintesa affermazione di libertà e da una distorta concezione dei diritti. Molto spesso si è trattato di persone comprensibilmente impaurite e confuse, anch’esse in fondo vittime della pandemia; in altri casi, però, tali comportamenti e discorsi hanno espresso una visione della persona umana e dei rapporti sociali assai lontana dal Vangelo e dallo spirito della Costituzione”.

La posizione contro l’aborto
Se si dà il caso piuttosto curioso che i non vaccinati vadano addirittura “contro il Vangelo” solo per non farsi iniettare per forza un siero, coerente è la posizione che la Cei assume, di nuovo, contro l’aborto. Riguardo la depenalizzazione de “l’omicidio del consenziente, i vescovi denunciano la pratica come egualmente ostile al Vangelo e – di nuovo – alla Costituzione: “La riaffermazione del ‘diritto all’aborto’ e la prospettiva di un referendum per depenalizzare l’omicidio del consenziente vanno nella medesima direzione”.
“Senza voler entrare nelle importanti questioni giuridiche implicate, è necessario ribadire che non vi è espressione di compassione nell’aiutare a morire, ma il prevalere di una concezione antropologica e nichilista in cui non trovano più spazio né la speranza né le relazioni interpersonali”, si aggiunge.

E infine: “Chi soffre va accompagnato e aiutato a ritrovare ragioni di vita; occorre chiedere l’applicazione della legge sulle cure palliative e la terapia del dolore”. Il vero diritto da rivendicare è quello che ogni vita, terminale o nascente, sia adeguatamente custodita. Mettere termine a un’esistenza non è mai una vittoria, né della libertà, né dell’umanità, né della democrazia: è quasi sempre il tragico esito di persone lasciate sole con i loro problemi e la loro disperazione. La risposta che ogni vita fragile silenziosamente sollecita è quella della custodia. Come comunità cristiana facciamo continuamente l’esperienza che quando una persona è accolta, accompagnata, sostenuta, incoraggiata, ogni problema può essere superato o comunque fronteggiato con coraggio e speranza”.

Sempre peggio, adesso si impegnano anche i lacché dell’Antipapa argentino.